Un pensionato “d’oro”, con un assegno superiore ai 100mila euro lordi l’anno, per effetto delle parziali indicizzazioni all’inflazione, tra il 2006 e il 2019 ha perduto in termini cumulati un’intera annualità rispetto a un suo alter ego che avesse goduto di una perequazione piena. Negli stessi 14 anni un pensionato con un assegno pari a 8 volte il minimo (3.420 euro) ha perso l’11%. Una perdita secca che non verrà mai più recuperata…